venerdì 10 agosto 2012

DRAKE 7 LINE, UNA FAVOLA CHE CONTINUA

L’amico Roberto IK0LRG mi invia una bella chicca da inserire sul nostro blog, è una bella trattazione della linea 7 della Drake (stato solido). La firma dell’articolo è di Claudio I4YHH del Boatanchors Net.



Da qualche tempo a questa parte, dopo la rivoluzione rappresentata dall’ingresso della tecnologia digitale nella nostra attività che ha trasformato le “radio” in apparecchiature multifunzione che, tra le altre cose, ricevono e trasmettono, ho notato anche una ripresa di un certo movimento “nostalgico” che si muove attorno ad un determinato tipo di apparecchiature di costruzione americana, certamente vecchie, ma non per questo obsolete e quindi, in un certo modo, ancora ricercate e utilizzate da molti DXer o amanti del vintage. Basti citare il nome Collins (chi non desidererebbe ancora oggi avere nello shack una splendida S Line ?) oppure Drake piuttosto che Hallicrafters ecc. ecc. Molti di questi apparati, nel mercato dell’usato, hanno mantenuto quotazioni elevatissime che non hanno apparente giustificazione. Consideriamo pure che si parla di grandi case che erano al top della produzione di apparecchiature, …ma quarant’anni fa (!!!) e comunque … passione è passione. Nell’atmosfera di questo ritorno al passato, di questo revival non solo tecnologico, sicuramente un grande interesse è ancora riscosso dall’ultima linea creata da Drake per i radioamatori, giusto alla fine degli anni 70 e cioè la splendida linea 7 della quale il transceiver TR-7 fu vero capostipite di una classe di apparecchiature con caratteristiche allora rivoluzionarie come la realizzazione interamente allo stato solido, la copertura continua e lo stadio finale no-tune, diventate poi uno standard valido ancora oggi. In questo articolo descriverò brevemente (diversamente occorrerebbe un libro) i componenti di questa popolarissima linea, cercando di cogliere anche quegli aspetti non ricorrenti che sono scaturiti in più di venticinque anni di prove e ricerche, senza scordare di dare qualche indicazione al radioamatore “collezionista” che, come ho fatto io, volesse cimentarsi nell’impresa di impreziosire il proprio shack con la linea dall’inconfondibile livrea nera e blu Dirò subito che l’impresa, per quanto ardua, non è impossibile, anche se il dispendio di energie e danaro potrebbe ovviamente rivelarsi non proprio trascurabile. Per aiutare l’aspirante collezionista, prenderò in esame anche le caratteristiche di ogni accessorio e cercherò di dare, a puro titolo orientativo, anche le quotazioni che attualmente si possono ritrovare sul circuito dell’usato, frutto di anni di presenza quasi quotidiana sui siti specializzati e di un’assidua frequentazione di fiere, mercatini e aste telematiche. Naturalmente le valutazioni sono sempre riferite ad apparecchiature in condizioni estetiche non inferiori a 8/9 su scala 0÷10 e perfetti da un punto di vista funzionale. Non pretendo di stabilire alcunché, ma solo di dare idea dell’ordine di grandezza della cifra che più correntemente si può incontrare sul mercato. Quelle quotazioni espresse in dollari stanno a significare che ci si riferisce a materiale reperibile quasi esclusivamente sul mercato americano e in gran parte sul sito “e-bay”. Inoltre, poiché non mi ritengo un grande esperto, eviterò di affrontare temi di alta elettronica, rimandando per questo ai tanti articoli o recensioni del tempo, ma mi soffermerò su altri aspetti, forse di ordine più generale, ma, credo, ugualmente interessanti.

Il transceiver TR-7A con lo speech processor SP-75

TR-7 – Il capostipite dell’intera generazione. Al tempo, e siamo nel 1977, la R.L. Drake decise di sostituire la ultra famosa e collaudata linea 4C immettendo sul mercato una nuova classe di apparati decisamente avanzati. Innanzitutto fu abbandonata lo schema di produzione tradizionale adottato da tutte le grandi case: linea separata (TX ed RX) generalmente di alto livello, un transceiver di fascia medio alta oltre ad una serie, più o meno ampia, di accessori comuni a completamento della stazione. Ebbene, Drake cambiò concetto, proponendo solamente un TRX di altissimo livello, il TR-7, da accoppiare eventualmente ad un ricevitore separato di prestazioni altrettanto elevate come fu infatti l‘R-7. Caratteristiche salienti del transceiver erano: doppia conversione con upconverter in ingresso, copertura continua in ricezione 1,5÷30 MHz (espandibile nel campo 0÷1500 kHz), potenza di uscita 130÷140 W, modi di funzionamento SSB, CW, AM, RTTY. Originariamente il transceiver era predisposto per trasmettere nelle sole bande radiantistiche, ma con una banale modifica consistente nel taglio di una pista sulla “parent board” poteva diventare “broad band” anche in trasmissione. Fin dalla sua uscita il TR-7 si rivelò subito portentoso: fu forse il primo “solid state” a permettere di fare QSO serali in 40 metri. Chi dei vecchi radioamatori, non ricorda il rombo inintelligibile che usciva dagli altoparlanti dei vari apparati del tempo e che rendeva impossibile anche il QSO locale? Io stesso, grazie al mio primo TR-7, scoprii il mondo dei 40 metri serali, fino ad allora assolutamente sconosciuto (hi) e alla portata dei soli fortunati possessori di titolatissime e ultracostose apparecchiature (non che il TR-7 fosse comunque particolarmente economico !!!) Anche se il transceiver non ebbe mai delle revisioni tali che ne giustificassero la modifica del nome, come i suoi predecessori (ricorderete che il TR-4, ad esempio, ebbe numerose versioni contraddistinte da sigle diverse: C, CW,CWrit, ecc,), qualche rivisitazione o miglioria fu comunque effettuata, mentre l’estetica rimase sempre immutata. Parte degli aggiornamenti marginali, come da abitudine Drake, non furono mai dichiarati, mentre furono regolarmente riportate sul manuale alcune modifiche più evidenti. Un primo intervento sostanziale fu fatto sullo stadio pilota del finale che venne ridisegnato completamente a partire dagli apparecchi che portavano la matricola attorno al numero 4.000 (risulta che il TR-7 sia stato costruito in circa 12.500 esemplari). Seguirono poi alcune modifiche apportate sulla 2° MF (rivelatore) e sul noise blanker. Una curiosità: le prime migliaia di apparecchi furono rifinite con una vernice rivelatasi poi difettosa. Infatti col tempo la vernice degradava assumendo una consistenza appiccicosa: una sorta di “marmellata” che impastandosi con la polvere ambientale creava un mix orripilante. Drake corse subito ai ripari con un nuovo tipo di vernice anche più gradevole d’aspetto, ma che frittata era stata combinata !!! Ancora oggi c’è chi si chiede come fare per rimediare. A parte la riverniciatura, sempre difficoltosa per l’impossibilità di rintracciare la vernice originale, alcuni anni fa’ ho messo a punto un procedimento per ovviare al problema abbastanza semplice e incruento (riportato più oltre), ma con risultato assolutamente soddisfacente riconosciutomi validissimo anche da tanti colleghi di oltreoceano. Un altro problema che emerse da subito e di cui si continua a parlare, consisteva nella non perfetta stabilità del PTO (VFO), il quale mostrava una certa predisposizione a “viaggiare” e non proprio limitatamente ai primi minuti dall’accensione. Il problema era legato allo scarso isolamento termico del gruppo di sintonia che era infatti alloggiato in un angusto spazio tra le schede dell’apparecchiatura e a contatto diretto con la lampadina di illuminazione della scala analogica. Drake non pose mai rimedio a questo problema apparentemente banale (in fin dei conti bastava rinunciare all’illuminazione della scala) che fu invece oggetto di numerosi articoli e soluzioni alcune molto valide ed altre quasi fantasiose, proposte sulle maggiori riviste del tempo. Ne ricordo una in particolare che proponeva l’installazione di un cavetto scaldante che avrebbe dovuto mantenere a temperatura costante il PTO: una vera americanata !!! Comunque il problema era effettivamente piuttosto sensibile operando in RTTY o CW e solo con l’utilizzo di un VFO esterno era possibile minimizzare, ma non risolvere l’inconveniente. Dal 1982 fino a conclusione della produzione, le ultime migliaia di esemplari, a cominciare dalle matricole superiori a 10.500 (?) furono commercializzate con la sigla TR-7A. Non vi era alcuna modifica circuitale, se non l’aggiunta di uno scaricatore di tensione posto sull’ingresso dell’antenna ed un collegamento supplementare al pannello posteriore per facilitare le operazioni in AFSK. L’unica novità consisteva nel fatto che il modello A aveva già installati alcuni accessori che, nella versione precedente, erano acquistabili come optional. Si trattava della scheda di lettura digitale della frequenza DR-7, del noise blanker NB-7, della ventola di raffreddamento FA-7 e del filtro CW a 500 Hz. Niente altro. Un’altra curiosità. Ho notato più di una volta, sui siti americani, alcuni furbi che spacciano per TR-7A dei TR-7 di matricola bassa contraffacendo il numero di serie e sostituendo lo “ strip” su cui è stampigliata la sigla del transceiver. Questo perché sul mercato il modello A è più ricercato e “pagato” anche se, poi, ad un occhio esperto il trucco èbanalmente evidente. Incredibile ma vero: anche gli americani a volte tentano di tirarti la classica “sola”.Per chi avesse desiderio di acquistare un TR-7 oggi, il mercato italiano dell’usato offre ancora molto ed i prezzi medi si aggirano tra i 600 e 900 € per un apparecchio in ottime condizioni e full optional e cioè completo di alimentatore esterno PS-7, filtri opzionali, ventola e NB (per la cifra massima potrebbe starci anche il anche il microfono). Prezzi oltre i 1000€ (e se ne vedono) sono comunque, a mio parere, dei tentativi di furto.Un accenno ad un accessorio denominato AUX-7 comune anche al ricevitore. Consisteva in una schedina che permetteva di selezionare a piacere 8 porzioni di banda da 500 kHz con un apposito comando frontale del transceiver (o del ricevitore), utilissimo per l’accesso diretto alle bande WARC e per estendere la ricezione alla porzione di banda 0÷1500 KHz. Pensate che 30 anni fa costava 120 K£. Lascio a voi calcolare quanto sarebbe oggi il suo costo equivalente. Ebbene sul mercato attuale, se si trova, supera ancora la quotazione di 100÷120 $. Alcuni giorni fa ne ho vista una aggiudicata nel solito sito americano di aste, alla cifra assurda di quasi 150 $. In generale, comunque, le quotazioni di tutti gli accessori interni sono molto elevate: filtri da 70 a 90 $, ventola 40÷50$, noise blanker oltre 100 $. Ecco perché, nell’eventualità, consiglio di puntare su un transceiver che sia completo di tutto, senza poi doversi mettere alla ricerca e spendere follie per comprare componenti che hanno oltre trent’anni e difficili da trovare. Un ultimo consiglio per chi voglia cimentarsi nell’impresa. Valutate bene l’offerta di un’apparecchiatura a cui manchino o abbia manopole danneggiate: sono, sicuramente tra le cose più difficili da reperire; un set di manopole può arrivare a costare (quando lo si trova) anche 40÷50 $ o più. Inoltre, provate sempre l’apparecchiatura prima di acquistarla e verificate che tutti i segmenti del display siano OK poiché il ricambio è assolutamente introvabile. L’unica soluzione possibile sarebbe l’acquisto dell’intera “digital readout board” con l’esborso di una somma sempre prossima ai 150 $ (sempre che la si trovi e ci si aggiudichi l’asta su “e-bay”, visto che non vi è altra fonte). Comunque, in generale (display a parte) è meglio un difetto sull’elettronica al quale si può sempre rimediare, che un problema estetico che generalmente è di problematica soluzione.

Ricevitore R-7
R-7 - Se per il TR-7, tutto sommato, l’offerta sul mercato è ancora soddisfacente, viceversa, se parliamo del ricevitore della linea denominato appunto R-7 o, peggio, la versione “A”, parliamo allora di vere rarità. Non sono mai riuscito a capire quanti ricevitori siano stati costruiti, ma sicuramente un numero limitato. Molti collezionisti sono ancora al suo inseguimento, ma con scarso successo. Evidentemente chi lo possiede non lo cede. Il risultato è che quei pochi esemplari che transitano nei vari mercatini o aste telematiche, raggiungono quotazioni quasi sempre superiori ai 1000 €. Non male per un “vecchietto” di più un quarto di secolo. Comunque, fin dalla sua apparizione, fu subito al centro di discussioni e pareri discordanti. C’era chi ne decantava le doti e c’era chi non lo preferiva al “cugino” TR-7. Secondo me, in effetti, non vi è grossa differenza tra le prestazioni dell’R-7 e il ricevitore del TR-7. Forse un laboratorio attrezzato potrebbe fare una prova comparativa e dissipare ogni dubbio, ma l’interrogativo per ora rimane. Sicuramente però Drake realizzò un ricevitore superbo a tripla conversione e copertura continua 0÷30 MHz. Adesso è normale, ma allora, vi assicuro, era una cosa assolutamente fantastica. Anche il corredo di accessori e circuiteria non era male: noise blande (NB-7A), cinque filtri a quarzo (di cui solo uno installato di serie), preamplificatore, filtro notch, AGC regolabile, un pass-band tuning favoloso (presente comunque anche sul TR-7), un commutatore interno per uso di più antenne, ecc. Forse fu un piccolo peccato veniale non aver previsto un attenuatore, ma mi piace pensare che ciò sia stato fatto volutamente grazie alla fiducia (ben riposta) della Drake nei circuiti di front-end dei propri apparati. Purtroppo anche l’R-7 aveva in comune col TR-7 il problemino della deriva del PTO: vera spina nel fianco per una categoria così elevata di apparecchiature.

Accessori – Con la linea 7, Drake adottò una politica forse discutibile, creando una vera e propria jungla di accessori interni ed esterni. Innanzitutto sia il TR-7 che l’R-7 erano inizialmente commercializzati in “versione base” ed occorreva poi spendere anche l’altro occhio della testa (il primo se n’era già andato per l’acquisto dell’apparato) per corredarli di tutti gli optional, alcuni dei quali assolutamente necessari. Al giorno d’oggi pensare di dover acquistare a parte il noise blanker o la ventola di raffreddamento sembra un’assurdità, ma allora questa era la strada. Ma ecco una breve galleria di tutti questi dispositivi. Noterete che alcuni accessori hanno la sigla seguita da un 7 o un 75. Il numero 7 sta ad indicare che si tratta di un accessorio specificatamente studiato per la linea 7 (TR-7 o R-7), mentre il 75 definisce la possibilità di utilizzo anche con il TR-5, che altro non era che una sorta di TR-7 economico (non certo ai nostri giorni), commercializzato per pochissimo tempo e con copertura limitata alle sole bande radiantistiche.

PS-7 – Il poderoso alimentatore esterno da 25 A. Considerare un accessorio l’alimentatore può sembrare fuori luogo, ma effettivamente, visti i costi, si sarebbe anche potuto decidere di non comprarlo o di acquistarlo successivamente.. Comunque la sua quotazione odierna, quando viene offerto singolarmente, non dovrebbe mai superare i 130-150 €. Esiste anche una versione meno potente di aspetto simile e denominata PS-75 erogante però 15 A e dedicata al TR-5.

L-7 - Si trattava dell’amplificatore lineare della linea. Di estetica stupenda, piccolo, poco ingombrante, grazie all’alimentatore remoto, ad architettura classica con un paio di 3-500Z. Adatto a coprire tutte le bande, WARC comprese, ma sintonizzabile sull’intero campo 1,5÷30 MHz. Probabilmente per risparmiare spazio, fu sacrificato non poco il sistema di raffreddamento delle valvole affidato, in questo caso, ad una semplice ventola assiale a doppia velocità che estraeva l’aria calda dall’interno dell’amplificatore anziché il classico sistema con camini. Naturalmente questo rappresentò un limite in termini di potenza massima erogata, ma comunque pur sempre una “splendida macchina” da 1,2 KW key down. A mio parere, con l’L-7, Drake perse un’occasione formidabile. Mi chiedo ancora adesso, perché una Casa che aveva sempre fatto dell’innovazione la propria bandiera, potesse essersi fermata alla tradizionale coppia di 3-500Z e anzichè le valvole metallo-ceramiche già allora ampiamente sperimentate. Sicuramente un L-7 equipaggiato con una 4CX-1000 o una coppia di 3CX-800 sarebbe stato tutt’altra cosa. Da segnalare anche il “fratellino minore” equipaggiato con una sola valvola e denominato L-75 di potenza, ovviamente, dimezzata ed alimentazione entrocontenuta. Attualmente l’L-7, pur non essendo diffusissimo, si riesce ancora a trovare a quotazioni oneste attorno ai 1200÷1500 €
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L’accordatore MN-2700 ed il lineare L-7 
                                  Gli accordatori da 300 W: MN-7 e MN-75

MN-2700 - Era l’accordatore: altrettanto elegante e gradevole come gli altri componenti della linea. Di architettura molto classica era dimensionato per sopportare i 2KW p.e.p dell’amplificatore. Poteva essere equipaggiato con il balun 4:1, denominato B-1000, per l’utilizzo di linee di alimentazione ad alta impedenza. Non è così semplice da trovare e le sue quotazioni toccano sovente i 350 €. Anche in questo caso, erano stati realizzati due modelli più piccoli con rating di 300 W, denominati MN-7 (del tutto analogo al precedente modello MN-4C) e adatto all’uso sulle sole bande radiantistiche e MN-75 con copertura 1,5÷30 MHz. Le loro quotazioni non dovrebbero superare oggi i 150-180 € per il primo e 160÷200 € per il secondo, sempre se ottimamente tenuti.


Il VFO analogico RV-7

  Il VFO digitale RV-75

RV-7 ed RV-75: i VFO esterni. Se sull’RV-7 non vi è molto da dire in quanto si trattava di un normale PTO identico a quello installato all’interno del TR-7 e del tutto convenzionale, invece l’RV-75 ne era la sua versione digitale: un gioiello con controllo a PLL. Una piccola nota. L’RV-75 ricalca stranamente l’estetica del TR-5 (manopola di sintonia senza graduazioni; tipo 4C, per intenderci.) Al mio ho apportato un piccolo “restiling” per meglio accordarlo all’estetica della linea 7 . Un VFO esterno non dovrebbe mancare mai per le operazioni in split, perciò il nostro aspirante collezionista potrà rintracciare abbastanza agevolmente un esemplare di RV-7 con prezzi molto variabili dai 130÷180 finanche oltre 200 €. Altro discorso invece per l’RV-75. Ho già detto, e lo ripeto, si tratta di un vero gioiello e come tale lo si vede ogni tanto transitare sul noto sito di aste telematiche a prezzi “isterici” che nulla hanno a che vedere col suo valore reale e comunque a cifre comprese tra 600€ e 1200€. Il motivo sta sicuramente nell’esiguo numero di esemplari in cui fu immesso nel mercato, però quando si esagera … !

 
                                Il wattmetro WH-7 tra gli altoparlanti MS-7
 Il commutatore CS-7 (consolle)

WH-7: il wattmetro passante. Anche questo un bellissimo oggetto. Si trattava di un ROS/wattmetro a singolo strumento con fondo scala commutabile 20, 200 e 2000 W. Come il precedente modello dedicato alla linea 4, aveva il modulo di misura remotabile per un più comodo utilizzo. È abbastanza raro sul mercato nazionale e a prezzi decisamente esagerati (superiori a 150 €), ma è ancora ben presente sul mercato americano a prezzi prossimi ai 100 $ o di poco superiori.

SP-75: lo RF-speech processor. Veramente efficiente e ben studiato. Anche questo pezzo è relativamente facile da rintracciare alle rispettabili quotazioni, però, di 140÷160 €. MS-7 Una sciccheria: l’altoparlante esterno esteticamente in stile. Nulla da aggiungere. Si trovano ancora molto facilmente a quotazioni variabili, a seconda della condizione, tra i 60 e 80 e anche oltre100 €.

CS-7 Splendido remote switch che permetteva la commutazione fino a cinque diverse apparecchiature su cinque diverse antenne grazie ad un’unità remota da esterno unita ad una consolle in linea con l’estetica degli altri elementi. Era un accessorio non indispensabile e piuttosto costoso. Veramente arduo trovarne uno oggi, specialmente con l’unità remota in condizioni decenti. La quotazione è decisamente elevata e compresa tra 250 e 450 $ a seconda dello stato d’uso.

Il keyer CW-75 ed il phone pack P-75 -
 I microfoni 7077 e 7073

CW-75 Il manipolatore per CW. Adatto per l’uso sia con tasti verticali che orizzontali. Munito di altoparlante per autoascolto. Non impossibile da reperire, ma a quotazioni spesso superiori ai 100€.

P-75 C’era naturalmente anche il phone-pach, visto che stiamo parlando di apparecchiature americane. Un collezionista scrupoloso non può comunque non possedere questa unità anche se non utilizzabile nel nostro Paese. Si trova abbastanza agevolmente oltreoceano con quotazioni quasi mai superiori ai 100 $

Microfoni e altro. Esisteva, a seconda delle preferenze, la doppia possibilità: da palmo o da tavolo. I microfoni, in entrambi i casi non preamplificati, erano siglati 7073 in versione palmare e 7077 in versione da tavolo. Entrambi sono spesso disponibili su mercatini e aste con una netta preponderanza del modello da tavolo, che sul mercato nazionale può raggiungere le quotazioni di 90÷100 € mentre su quello americano supera sovente i 120 $.
Il modulo LA-7 e l’antenna AK-75 --- Il “service kit” --- I carichi fittizi DL-300 e DL-1000

Ed infine due autentici bijou: l’antenna multibanda AK-75 e l’amplificatore di linea LA-7. La prima altro non è che la classica G5RV di 41 metri in trecciola di rame alimentata con piattina da 450 Ω. Beato chi la trova ancora in confezione originale (diversamente non si distinguerebbe da un’antenna autocostruita). Molto, molto difficile da trovare; riguardo la quotazione: paghi quello che ti si chiede (120-180€). Invece il modulo LA-7, esteticamente si presentava come un comune scatolotto di alluminio, debitamente marcato Drake e venduto in confezione blister. Serviva come amplificatore dell’uscita di BF a basso livello, presente sia sull’R-7 che sul TR-7, per l’eventuale pilotaggio di un dispositivo esterno come ad esempio un demodulatore RTTY., Rarissima (!!!), ma tuttavia con quotazioni abbastanza accessibili attorno ai 70÷80 $ o qualcosa in più se ancora in confezione originale. Ma non è finita. Mancano ancora all’appello un paio di articoli che, anche se non fondamentali perché non correlati strettamente al funzionamento delle apparecchiature, non devono mancare nei cassetti del tecnico/collezionista. Parlo del kit per manutenzione “Service kit” e del manuale di servizio “Service manual”. Il kit di manutenzione conteneva, oltre ad alcuni cacciaviti in materiale isolante per tarature, una serie di moduli di “prolunga” per poter accedere alle schede sia del TR-7 che dell’R-7 e poter così effettuare eventuali misure o riparazioni. Infatti la costruzione modulare degli apparati con le schede installate verticalmente, le rendeva praticamente inaccessibili e non permetteva di effettuare nessuna operazione con l’apparto funzionante. Con questo kit di estensione ciò era reso possibile. Il kit originale appare talvolta sui siti delle grandi aste telematiche americane, ma sempre abbondantemente sopra i 120 $. Mi sembra esagerato! È però possibile acquistare un ottimo “clone”,realizzato da un radioamatore americano e facilmente rintracciabile sul Web, a poco più di 60 $. Per il Service Manual vale lo stesso discorso: non è indispensabile, ma è meglio averlo poiché è il solo modo per poter avere gli schemi delle due apparecchiature per cui era stato realizzato: il TR-7 e l’R-7 e poterne effettuare un eventuale riallineamento o manutenzione. Quello relativo al transceiver si trova frequentemente sul noto sito di aste americano in copia cartacea a circa 20$ o su CD a meno di 10$, mentre originale lo si vede (meno spesso) a circa 40-60 $. Per quanto invece riguarda il manuale dell’R-7, a parte quello in mio possesso, non ne ho mai visto un altro (!!!) Non sono quindi in grado dare quotazioni o indicazioni ulteriori. Cito per completezza anche i carichi fittizi DL-1000 (1 KW) e DL-300 (300 W), che, pur se utilizzati anche per la linea 7, erano in realtà già sul mercato e quindi risalenti al progetto della precedente linea 4. Giusto per non tralasciare nulla, un buon DL-1000 (carico fittizio a secco da 1 KW con resistore al carborundum) può valere anche 100-120 € mentre circa la metà il piccolo DL-300
Ecco è tutto. Spero di non aver annoiato troppo chi ha avuto la pazienza di leggere l’articolo fino al termine.Mi si permetta infine di esprimere un desiderio: mi piacerebbe poter creare, eventualmente, a margine di una importante manifestazione radiantistica, un “forum” dove poter parlare e confrontarmi con altri appassionati del “vintage” radiantistico come già da tempo si fa oltreoceano. Sento che nelle mie poche apparizioni in frequenza, è questo un campo di interesse piuttosto vasto al quale manca però ancora un punto di aggregazione. Mi auguro che qualche organizzatore possa raccogliere questa mia proposta e che un giorno ci si possa ritrovare tutti a parlare e, perché no, a compiacerci dei nostri “vecchi gioielli”. 

Sarò lieto di rispondere ad eventuali quesiti o semplici curiosità che fossero sorte durante la lettura dell’articolo. Il mio indirizzo e-mail: claudio.i4yhh@alice.it

APPENDICE

Rimedio per “stiky paint”
Tempo fa ho scoperto un metodo molto facile ed efficiente per pulire e far ritornare come nuova la vernice appiccicosa “old style” della linea 7 Drake. Il trattamento è ottimale per tutti gli accessori (MS-7, WH-7, ecc.) un po’ più laborioso per il coperchio del transceiver, ma solamente perché si dovrà avere l’avvertenza di staccare la mascherina di tessuto posta sulla griglia dell’altoparlante e perché molto più ampia è la superficie in gioco. Il sistema è molto “casalingo”, ma il risultato è eccezionale. Provare per credere. Ecco come procedere :
1) Lavare accuratamente il box con acqua tiepida e sapone liquido per i piatti. Lasciare scolare bene l’eccesso di acqua senza però asciugare: la superficie deve rimanere bagnata. Da questo momento, fino alla fine del procedimento fare attenzione a non toccare la superficie con le mani, altrimenti è necessario ripetere il lavaggio (Nel caso meglio usare guanti di gomma).
2) Prendere una normale bomboletta di schiuma spray del tipo usato per pulire il forno della cucina (attenzione che non contenga sodio idrato NaOH). Sicuramente la XYL ne ha una o sa dove comprarla (Il prodotto che ho usato si chiama “Fornet” e si trova in tutti i supermercati). Spruzzare uniformemente su tutta la superficie uno strato di schiuma e lasciare agire per alcuni secondi: 10-15 non di più, la schiuma è molto attiva. (Qualche secondo in eccesso, comunque, non farà nessun danno). Risciacquare con abbondante acqua fredda. Asciugare perfettamente con aria compressa o un asciugacapelli escludendo il riscaldamento e verificare il risultato. Se la vernice è ancora leggermente appiccicosa (è probabile) ripetere l’operazione. Ricordarsi di bagnare nuovamente la superficie prima di spruzzare la schiuma Dopo il secondo trattamento la vernice dovrebbe essere tornata perfetta. Eventualmente si può ripetere l’operazione, ma nella maggior parte dei casi, due volte sono sufficienti.
3) Adesso il box è tornato come nuovo. Asciugare bene, sempre con aria compressa o con un asciugacapelli.
4) Rifinire la superficie con uno spray al silicone: quello per lucidare il cruscotto dell’automobile (evitare i tipi profumati). Spruzzare molto abbondantemente su tutta la superficie verniciata e stenderlo uniformemente con un panno morbido di cotone, meglio se è bianco. Con lo stesso panno, asportare lo spray in eccesso. Eventualmente ripetere più volte l’operazione finché tutta la superficie sia diventata bella e uniforme. Attenzione, alcuni tipi di spray, specialmente di recente produzione, hanno un leggero effetto diluente sulla vernice. Se si dovesse notare che sul panno ne rimane qualche traccia, non è un grosso problema: lasciare asciugare e procedere nel trattamento usando un panno imbevuto di grasso al silicone: il risultato finale è uguale a quello dello spray e non c’è sicuramente alcun effetto sulla vernice. Volendo, si può evitare l’uso dello spray e procedere direttamente col grasso: lo spray è solo più comodo da usare e facile da reperire. Il grasso da utilizzare è quello semitrasparente per idraulica in vendita in tutte le ferramenta e non quello bianco termoconduttore che si usa sui dissipatori per transistor. Adesso il box è tornato come nuovo … per sempre … e si può nuovamente toccare con le mani Ho usato per la prima volta questo sistema sul mio MS-7 quasi vent’anni fa ed è ancora perfetto. Ho poi ripetuto il trattamento tante altre volte con lo stesso buonissimo risultato. A distanza di anni, se si nota che il colore non è più perfettamente uniforme, potrebbe essere necessario ravvivare la superficie con lo spray per cruscotti: 30 secondi e tutto tornerà perfetto. Un’ultima osservazione. Il trattamento rinnova e stabilizza la vernice, ma non restaura la superficie. Quindi eventuali striature o impronte già presenti, rimarranno tali anche dopo, seppur meno evidenti. Consiglio inoltre di “non sfidare troppo la natura” appoggiando sopra i box, così trattati, altre apparecchiature o comunque qualsiasi cosa che poggi su piedini o “gommini” di qualsiasi tipo. Se proprio non se ne può fare a meno, sarà indispensabile interporre dei feltrini autoadesivi.
ATTENZIONE. Il trattamento è sicuro e funziona sui box di alluminio, ma non sul coperchio dell’alimentatore PS-7 che è di acciaio. In questo caso la vernice è diversa e si stacca qua e là !!! Forse facendo agire la schiuma per un tempo più breve (5-6 secondi) …, ma dopo il primo insuccesso, non ho più potuto riprovare … non avevo altri PS-7 a disposizione (hi).

Restauro delle zone lucidate dall’uso sui frontali Drake.
Spesso il frequente utilizzo di taluni comandi causa un’antiestetica “lucidatura” della zona circostante le manopole più usate, che subito risalta negativamente sulla rifinitura satinata dei frontali delle nostre amate apparecchiature. Nel caso della linea 7 i frontali sono realizzati con normale procedimento fotografico su lastra di alluminio e rifiniti con una vernice satinata probabilmente epossidica. Riportare comunque all’aspetto originale i nostri frontalini “affaticati“ dalla manacce dell’OM distratto è cosa molto semplice. Innanzitutto smontare il frontale. L’operazione è abbastanza semplice su tutti i componenti della linea a parte il TR-7 dove sarà necessario smontare, dissaldandolo, anche il connettore microfonico, operazione che va effettuata con attenzione dall’interno dell’apparecchiatura (il procedimento comunque è intuitivo). Una volta smontato il frontale, per prima cosa deve essere lavato ed asciugato accuratamente (un buon detersivo per piatti è ideale). Dopo averla ben pulita, cospargere la superficie di abbondante detersivo in polvere per stoviglie (il ben noto VIM) e, con un fazzoletto di cotone usato a guisa di tampone, agite come se doveste lucidare un mobile, riportando continuamente sulla superficie del frontale il detersivo che inevitabilmente l’operazione tenderà a spandere sul tavolo. Abbiate cura di agire sempre nella medesima direzione orizzontale o verticale (naturalmente quella che vi sarà più comoda), ma senza mai incrociare. Dopo poche passate (anche piuttosto energiche) la lucidatura sarà sparita completamente e il nostro frontale avrà riacquistato l’aspetto originale. Un veloce risciacquo per togliere ogni traccia di polvere ed il gioco sarà fatto. Rimontare tutto e la nostra amata apparecchiatura sarà tornata come nuova. Se invece si volesse procedere con una riverniciatura (cosa da fare assolutamente in ambiente depolverato) usare una vernice trasparente opaca nitro o epossidica evitando di utilizzare le bombolette spray a base acrilica in vendita presso tutti i negozi di “fai da te”. Tali vernici infatti si “sfogliano” immediatamente poiché non aderiscono alla superficie.

MANUALI

http://iz0fib.jimdo.com/info-e-modifiche-su-radio-e-accessori/drake/tr-7/

1 commento:

  1. Da prove fatte da un amico, il Drake R7A è *molto* piu' sensibile dei vari scatolotti digitali di produzione nazionale e non che vanno per la maggiore. Riesce a far di meglio solo un DSP autocostruito, realizzato appositamente per il DXing, ma le differenze sono minime. Esiste comunque una differenza (verificata sul campo) fra R7A e TR7/R7. Credo che la Drake abbia modificato l'alimentatore, ma non ne sono sicuro.

    Dario Verdirosi

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